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« indietro Grammatica degli spettri. La poetica reticolare e relazionale di Ulrike Draesner di Camilla Miglio Natura: un libro in costruzione Il corso di poetica tenuto da Ulrike Draesner presso l’Università di Francoforte nel 2017, pubblicato sotto il titolo Grammatik der Gespenster [Grammatica degli spettri],1 consente di avvicinare una poesia del «testo-natura» e una poetica della complessità che ripensa radicalmente le categorie dello scrivere nach der Natur (nella doppia accezione di ‘secondo natura’ o ‘dopo la natura’). Nella lezione sul Naturschreiben Draesner esclude la possibilità di trovarsi di fronte un liber naturae già fissato e oggettivamente dato. Il libro della natura non è oggetto discreto ma presenza attiva, mutevole, instabile, continuamente «in costruzione». I poeti come gli scienziati sono capaci di leggervi «qualcosa di non linguistico, vivente [Nichtsprachliches, Lebendiges]»; la lingua a sua volta scontrandosi di continuo con diverse forme di «corporeità, ne viene incurvata e ripiegata su sé stessa [rückgebogen]». La natura resta tuttavia esperibile solo in modo mediale: «attraverso il medium della parola, lentamente, con una notevole, voluta «posteriorità [Nachträglichkeit]» (FP, 163). Gli effetti e le forme della parola non sono referenziali; innescano invece una «relazione di risonanza [Resonanzbeziehung] tra natura e essere umano. La parola poetica è gesto: si sporge, si protende, risponde».2 A differenza del nature writing angloamericano, che cerca nella wilderness riparo autentico e diretto dalle esperienze di alienazione urbana, l’impianto teorico del Naturschreiben draesneriano come costruzione linguistica passa per una intensificazione degli organi di senso, sempre poi resa «mediale».3 Il suo Naturschreiben è intreccio di relazioni che presumono l’«agency di qualcosa di vivo, attivo». Nella rete umana-non umana, da cui consegue una «revoca» [Rücknahme] dell’io autoriale in senso proprio, in favore di un più ampio fluttuare nello «spazio di risonanza immaginativo» in cui tutti i sensi sono aperti all’esperienza dell’ambiente.4 Forse per questo Draesner lo definisce «traduzione», in un saggio dal titolo significativo Il cinguettìo degli uccelli nel bosco (non nazionale)5. Chi scrive non si trova mai nella posizione dell’osservatore, ma sempre in risonanza, nel flusso e continuum di fenomeni luminosi, sonori, esperienze dei sensi e dell’immaginazione, posizioni del corpo rispetto ad altri corpi. Siamo molto vicini all’idea di testo-natura, e alla costituzione di una poesia come iper(s)oggetto illustrata da De Francesco nel saggio The Ontological Spectrum, in cui discute e rilancia su un piano ulteriore le teorie di Morton e Varela.6 Con un paradosso si potrebbe tuttavia paragonare tale iper(s)oggetto alle forme fluttuanti e relazionali degli storni7 che si compongono e ricompongono nel cielo. Nessun uccello vola riferendosi solo a sé stesso. Reagisce bensì a posizioni, velocità e distanze che si creano in relazione al sistema complesso e variabile dello stormo. Il singolo volatile non «capisce» né calcola, ma «sa» sempre come porsi rispetto alla dimensione globale del nugolo in movimento, per instabile che sia. Ecco una forma animale e animata di «knowledge without understanding».8 Reti, reticoli, aloni Draesner esprime una visione poietica della letteratura, intesa come qualcosa che «ci costruisce dentro, ci aiuta a costruire noi stessi – attraverso il mondo e il tempo» e costruisce a sua volta lo spazio, concrescendo nel mondo. Non si tratta solo dell’elemento costruttivo o costruttivista, comune al linguaggio o all’immaginario scientifico e poetico, ma anche della bellezza di fenomeni d’interrelazione che risulta, dopo molto labor (laboratorio e labor limae, fatica e frustrazione) dalla forma: Le poesie sono reti o strutture multiple: spazi di connessioni costruite [...], deliberatamente create. Gli aloni semantici [Bedeutungshöfe], i significati sonori e ritmici del linguaggio non sono arbitrari. Chi pensa in forme geometriche e trascrive in formule matematiche costruisce spazi nella propria testa e sullo schermo e mette in moto cose reali. [...] Le cosiddette associazioni o implicazioni sono movimenti in spazi opzionali e costruiti, inviti a innescare certe dinamiche. E con esse lo spazio, cioè la limitazione, la forma (FP, 135-36). Le opere draesneriane sono immerse e immergono chi legge / guarda / sente in una esperienza di knowledge without understanding. La comprensione è a volte subliminale, o sfasata. L’oscillazione semantica apre passaggi intra-, inter- e translinguistici. Registri e linguaggi specialistici (dalla tradizione poetica alla quotidianità e al lessico delle scienze), emersioni etimologiche o paraetimologiche in cui lingue cosiddette ‘morte’ (come nel poema doggerland9) o lingue altre (si pensi alla figura della poesia come subsong)10 si manifestano metamorficamente in una scrittura poetica aggregante. I valori semantici di una parola o di una figura di pensiero non sono alternativi, ma coesistenti e coestensivi. Aprono dimensioni reversibili, come nastri in fluttuazione che collegano e tracciano elementi di una ‘natura’ multidimensionale, essi stessi natura e memoria aggregata del mondo e di tempi diversi (nastri memoriali come nastri di Möbius: gedächtnisschleifen11), di cui anche ciò che chiamiamo soggetto lirico è un addensamento sensibile. Si aggregano e conglomerano in questo modo i Bedeutungshöfe, gli aloni più o meno dilatati della significazione. Tali processi operano continuamente nella scrittura di Draesner. L’intreccio della scrittura con modi e forme del discorso scienti- fico della e intorno alla complessità mette Draesner in grado di fare emergere la grammatica di una creazione non-lineare. Essa funziona come «rete» fatta di fili ma anche, e «soprattutto di buchi» attraverso i quali è possibile passare a dimensioni diverse. La parola è «cappio intorno al nulla – attraverso il quale il nulla diventa er-schein-bar (er: il movimento. schein: ciò che si può avere. bar: come in darstellbar [rappresentabile]: tenere, fare, offrire come possibilità)».12 Ogni buco alimenta, costituisce e contiene una percezione intensificata delle dinamiche di un mondo multidimensionale in senso fisico. Ma non solo le poesie, anche le grammatiche (ovvero la loro intelaiatura dinamica), sono «reti». le grammatiche sono reti. Le lanciamo sul mondo affinché esso emerga ad evidenza [erscheine]. Per mezzo della lingua inseriamo il mondo percepito in un ordine che riconosce il tempo, la memoria, la ripetizione e il futuro. Le lingue sono pattern, indicano vie di collegamento [Verknüpfungswege] (FP, 44). Linee di collegamento, modi di funzionare, grammatiche di creazione relazionale, pattern discorsivi scientifici emergono con chiarezza sia nei testi teorici, sia nella pratica poetica di Draesner. Prende così forma un iper(s)oggetto poietico capace di con-scrivere e trascrivere i fenomeni della vita e della natura in testi che a tali fenomeni di volta in volta reagiscono curvandosi in forme retoriche e metriche, plurivalenze foni- che e semantiche. Draesner non parla «delle scienze» – piuttosto le scienze prendono la parola e riprendono forma nel discorso letterario. La fisica, come la physis da cui prende il nome, è letteralmente forma e materia, figura mobile e movens del testo-natura, testo-realtà. Applicando quanto affermato in modo generale da De Francesco, possiamo affermare che la sua opera, in dialogo con scienza e filosofia, «produce forme di sapere ugualmente valide»13 nella loro differenza, ma anche convergenza. Voli di storni e grammatiche di spettri Leggiamo le pagine iniziali di un saggio del fisico e teorico dei sistemi austriaco Gerhard Grössing,14 dagli anni Novanta coinvolto in progetti letterari su Arno Schmidt, Paul Valéry, Peter Handke, e in collaborazioni con Peter Waterhouse e Oswald Egger: Chi in una serata invernale a Roma alzi lo sguardo verso il cielo, potrà osservare uno spettacolo affascinante. Giganteschi stormi di storni sciàmano in formazioni fantastiche, che emergono secondo un’ampia palette di possibili forme, secondo le dinamiche più impressionanti. [...] Non c’è un uccello leader né alcun innesco esterno delle variazioni di direzione e movimento che globalmente governi lo stormo. Gli stormi si comportano piuttosto come un’unica creatura gigantesca [Riesengeschöpf], le cui singole cellule sono costituite da ciascun minuscolo uccello. [...] Le fantastiche configurazioni sono imprevedibili, danno vita a forme belle che emergono nell’intera- zione tra il comportamento deviante di alcuni elementi (uccelli) e le condizioni casuali dell’ambiente-mondo [Umwelt]: paesaggio, tetti, vento, rapaci.15 Giorgio Parisi, che proprio dal pluridecennale studio degli storni ha tratto i risultati scientifici insigniti dal Premio Nobel, osserva che molte situazioni del mondo reale possono essere descritte da un gran numero di agenti elementari che interagisco tra loro. «These systems are never in equilibrium, but they oscillate and fluctuate around some defined state of equilibrium».16 Le osservazioni scientifiche, ma anche le figure di pensiero che ci consegnano, fanno emergere come ciò che chiamiamo realtà non sono le immagini o i cosid- detti oggetti ‘discreti’, ma qualcosa di intangibile, risultato di relazioni. Così Draesner: L’azione e la riflessione, l’analisi e la frase si svolgono in un luogo linguistico derivato dall’immagine e dalla «realtà». Il testo non li legge come «fatti», ma come relazioni, rimandi reciproci (FP, 172). [I luoghi e la natura sono in sé] «Oggetti-soggetti di scrittura [Schreib-Objekt-Subjekte], agiti e agenti [Behandel- tes wie Handelndes]» (FP, 166). Grammatik der Gespenster è un libro attraversato da lessici, figure di pensiero contigue alle descrizioni scientifiche di fenomeni caotici e di forme e formazioni dinamiche (con-figurazioni, co-figurazioni). Della ‘grammatica’ si è visto. Perché gli ‘spettri’? La parola Gespenster (fantasmi, spettri) ha un sinonimo desueto, Gespinst – migrato nell’area semantica della filatura. Entrambi, infatti, sono corradicali del verbo spinnen (l’atto della filatura col fuso, ma anche la condizione di chi perde la ragione – vedi l’inglese to spin). Pensiamo anche al sostantivo Spinne (il ragno che, come l’Aracne greca, in tedesco è femminile).17 Gli ‘spettri’ sono la filatura intangibile che la poesia fa emergere, lentamente, in una presenza sincrona tra lingue diverse, che abitano un soggetto parlante e scrivente: Gli spettri si annidano là dove la grammatica si lascia ampliare [dehnen], tirare, trasformare. In un mondo che vogliamo immaginare senza limiti e non vogliamo mai smettere di immaginare, i fantasmi sono il luogo dentro di noi dove cantiamo e tremiamo di paura. Dove le verità sono inaccettabili, perché si frantumano a ogni presa, viaggiando nell’aria su slitte d’ossa e di tempo. Si disintegrano, si spaccano, si alimentano in un flusso di lingue che sembrano parlare al di là di noi – ma non sappiamo nemmeno cosa significhi questo «sembrare». Ma tutto questo, ognuno di questi movimenti, esiste e non esiste, ed esiste qui, per noi, perché lo creo nel linguaggio – e lo faccio per loro (i movimenti stessi) e per noi. (FP, 10-1) Draesner commenta la natura non-discreta dei confini linguistici delle parole di una poesia: Domenica pomeriggio all’università. Implicitamente, «Stern» fa rima con «Kern» e «fern». Sono presenti solo come ombre anche ‘turn’ e ‘burn’ come parole in rima per l’inglese ‘stern’. Entrambe le lingue si uniscono in «lern/learn». Le parole che non sono visibili sulla superficie della poesia ne costituiscono la struttura. Si tratta di un sottotesto bilingue che indicizza campi tematici e motivazionali. Come echi della «chiave» del testo, le parole in rima, che sono solo evocate, possono essere scritte come leitmotiv per singoli versi o strofe («turn» domina la prima strofa e determina l’apparizione delle parole mono-sillabiche, «fern» dirige la seconda, ecc. (FP, 121) Forme ‘emergenti’ di parole, fonemi e serie ritmiche da tempo e spazio profondo si possono percepire in doggerland. Il libro dispiega anche il layout come ambiente fatto di reticoli linguistici multidimensionali, echi e inscrizioni, e buchi bianchi,18 «rumore bianco» [Weis- ses Rauschen].19 I versi sulla vita di antenate e antenati sospesi tra parole d’eco tedesche sul lato sinistro della pagina e in inglese sul lato destro si aggregano nell’alveo centrale del testo, «più fioche rispetto alle parole centrali con-parlano dai margini».20 Il poema sprofonda e risale nella «rete fluviale delle lingue [Flussnetz der Sprachen von einst]»21 che risuonavano un tempo nel Doggerland, zona di terre emerse – alla confluenza del Tamigi e del Reno – cuore occidentale dell’Europa sprofondato dopo la fine dell’ultima era glaciale. Una dimensione post-apocalittica riemerge dal passato, e rimanda al futuro di chi scrive e legge, nell’oggi dell’antropocene. La Poesia, sistema complesso come uno sciame di storni, si riaggrega, nel processo di scrittura, riscrittura, traduzione, performance, in equilibri multipli e dinamici. Se si cambia anche «solo una parola o un fonema [...] tutte le spaziature vanno riadattate» (FP, 148) come gli uccelli in volo riaggiustano sempre la loro posizione in relazione agli altri. La poesia è anche un mezzo per produrre e (far) percepire «aree estese di simultaneità. L’impressione di intensità di una poesia è dovuta proprio a questa simultaneità [...] Le poesie, come superfici paradossali di simultaneità temporale-narrativa, vanno contro la diacronia del linguaggio» (FP, 140-1). Multiple equilibria del ‘soggetto’ po(i)etico La poesia così intesa è luogo di un buco o «pausa», di un «allentamento» della catena logica della percezione, in cui lentamente si coglie «l’emergere e il moto di una figura di suono»; si percepisce, senza che sia chiara e distinta qualcosa come un’«immagine e figura del nulla nel suo addensarsi sulla carta». E per questo si può dire che «Poesia è crescente connessione con i processi di non conoscenza.» (FP, 148-9; 150-1) Ma quindi, volendo interrogarsi sulla costituzione di una soggettività poetica secondo un modello che non prevede corpi e corpora dai contorni discreti, ma relazioni dinamiche continuamente fluttuanti e riconfigurabili, una risposta può forse giungere dalla sottile osservazione e ‘creazione’ della realtà dei sistemi complessi. Tali sistemi, per non decadere hanno bisogno del paradosso di un equilibrio instabile. Ogni parte del sistema deve restare – come scrive Parisi nella sua Nobel Lecture – «transitioning between various possible states without thereby losing identity».22 Il soggetto resta parte attiva, ma non ha contorni discreti, non è indipendente dagli oggetti e da altri soggetti con cui entra in relazione né dalle condizioni dell’ambiente. Il soggetto è in questo senso iper-soggettivo. Iper nel senso dell’über tedesco: da intendere non come superamento verso l’alto o posizionamento ‘al di sopra’. Piuttosto, invece, come superamento – multidirezionale – del confine che lo separa dal proprio ambiente.23 Multidirezionale: il (s)oggetto in questa prospettiva more than human è un’entità meta-agenziale ma anche multi-agenziale, capace di entrare in relazione ma anche di produrre uno spazio (comunque mai privo di conflitti) di convivenza e alleanza interspecie. Si ribalta così la prospettiva dell’uomo sulla natura e la sua illusione di dominio. La fisica quantistica ha da tempo smantellato l’illusione di una natura discreta dei contorni di qualunque corpo, a partire dai corpi celesti. Pensiamo per esempio all’alone (in tedesco: Hof) che vediamo intorno alla luna. Esso è rappresentazione macroscopica della transizione graduale che intercorre tra tutti gli enti e agenti nel mondo-ambiente. La Noesis della natura, e della poesia come parte di essa, funzionano secondo le medesime “quasi immateriali”24 e fantasmatiche leggi. L’implicazione etica è evidente: le scienze e le arti della complessità possono contribuire al mantenimento della fluttuazione, dell’emersione continua di «multiple equilibria», lasciando aperto il buco bianco del possibile. Bibliografia
Ulrike Draesner, subsong, München, Luchterhand 2014. Ulrike Draesner, Grammatik der Gespenster. Frankfurter Poetikvorlesungen, Ditzingen, Reclam 2018.
Giorgio Parisi, Nobel Lecture. Multiple Equilibria, p. 14; https://arxiv.org/abs/2304.00580 Giorgio Parisi, In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, Milano, Rizzoli 2021. Carlo Rovelli, Buchi bianchi. Dentro l’orizzonte, Milano, Adelphi 2023.
Note .1 Ulrike Draesner, Grammatik der Gespenster. Frankfurter Poetikvorlesungen, Ditzingen, Reclam 2018 (da ora in poi FP in infratesto), p. 166. In questo saggio – tenendo a mente il saggio di De Francesco che apre il primo dei due numeri di Semicerchio dedicati al “testo-natura” (SC, 70) tento di misurare lo spazio dialogico in cui poter collocare Draesner con le prospettive della scienza contemporanea, soprattutto facendo riferimento ad alcuni passaggi delle sue lezioni di poetica pronunciate a Francoforte nel 2017. Mi permetto di rimandare a Camilla Miglio, Ulrike Draesner: “Subsongs”: echi e passaggi tra corpi, voci, luoghi, in Donne in poesia. Per una mappa della poesia europea femminile, a cura di Luigi Marinelli, Isabella Tomassetti e Matteo Iacovella, Firenze, le Lettere 2025, in corso di stampa. 2 Ibidem. 3 Gabriele Dürbeck, Nature Writing und Resonanz, in Gegenwart aufnehmen. Zum Werk und Wirken Ulrike Draesners, a cura di Monika Wolting e Oliver Ruf, Paderborn, Brill/Fink 2004, pp. ,49-62, qui p. 53. 4 Citazioni da Gabriele Dürbeck, Nature Writing und Resonanz, cit., p. 53. Si può accostare il dispositivo reticolare in atto nel pensiero di Draesner e la figura metodologica del cat’s cradle (con i suoi fili) in Donna Haraway, Staying with the Trou- ble. Making Kin in the Chthulucene, Durham / London, Duke University Press 2016, pp. 9, 14, 26 (grazie a Matteo Iacovel- la per le conversazioni sull’argomento). 5 Ulrike Draesner, Das Zwitschern der Vögel im (nicht nationalen Wald), in Nature Writing in der deutschsprachigen Literatur von Goethe bis zur Gegenwart. Kontroversen – Positionen – Perspektiven, Berlin, Metzler 2020, pp. 335-47, qui 341. 6 Cfr. Alessandro De Francesco, The Ontological Spectrum, in «Semicerchio. Rivista di poesia comparata» 70, n.1 (2024), pp. 6-14. D’ora in avanti OS. 7 Sull’immagine degli storni come rappresentazione vivente di un sistema complesso, cfr. Giorgio Parisi, In un volo di stor- ni. Le meraviglie dei sistemi complessi, Milano, Rizzoli 2021; Gerhard Grössing, Die Information des Subjekts. Paradoxales Umkippen in Zeiten kopernikanischer Wenden, Wien, Turia + Kant 1997. 8 OS, pp. 6, 7. 9 Ulrike Draesner, doggerland. gedicht, München, Penguin 2021. 10 Termine ornitologico che Draesner intende come canto nascosto nel canto, lingua intessuta in altre lingue, emergente ma intermittente; cfr. Ulrike Draesner, subsong, München, Luchterhand 2014. 11 Ulrike Draesner, gedächtnisschleifen, Frankfurt a.M, Suhr- kamp 1995. 12 Ulrike Draesner, hell&hörig, München, Penguin 2022, p. 192. 13 OS, p. 7. 15 Gerhard Grössing, Die Information des Subjekts, cit., pp. 7-8. 16 Giorgio Parisi, Nobel Lecture. Multiple Equilibria, p. 14; https://arxiv.org/abs/2304.00580: Da ora in poi NL. 23 Anche l’hyper degli iperoggetti mortoniani sta a indicare non ciò che è sovrano (non l’autorialità del soggetto lirico), ma qualcosa di diffuso, non discreto, intangibile, non locale, invischiato nei sistemi di relazione. 24 OS, cit., p. 12. ¬ top of page |
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