Home-page - Numeri
Presentazione
Sezioni bibliografiche
Comitato scientifico
Contatti e indirizzi
Dépliant e cedola acquisti
Links
20 anni di Semicerchio. Indice 1-34
Norme redazionali e Codice Etico
The Journal
Bibliographical Sections
Advisory Board
Contacts & Address
Saggi e testi online
Poesia angloafricana
Poesia angloindiana
Poesia americana (USA)
Poesia araba
Poesia australiana
Poesia brasiliana
Poesia ceca
Poesia cinese
Poesia classica e medievale
Poesia coreana
Poesia finlandese
Poesia francese
Poesia giapponese
Poesia greca
Poesia inglese
Poesia inglese postcoloniale
Poesia iraniana
Poesia ispano-americana
Poesia italiana
Poesia lituana
Poesia macedone
Poesia portoghese
Poesia russa
Poesia serbo-croata
Poesia olandese
Poesia slovena
Poesia spagnola
Poesia tedesca
Poesia ungherese
Poesia in musica (Canzoni)
Comparatistica & Strumenti
Altre aree linguistiche
Visits since 10 July '98

« indietro

Cina. Operai e poesia nel (post) comunismo 

di Claudia Pozzana 

Il nodo operai-comunismo, che ha svolto un ruolo cruciale nella politica moderna, è oggi completamente disfatto. In un’epoca che si è conclusa da quasi mezzo secolo, il comunismo statale del Novecento aveva affermato il pieno riconoscimento politico e sociale della “classe operaia” sotto la guida del Partito Comunista. La poesia degli operai migranti cinesi degli ultimi due decenni sorge invece nelle condizioni dell’azzeramento di questa promessa comunista. Essa vive nell’epoca della restaurazione della regola capitalistica, fondata sull’inesistenza sociale e politica dei lavoratori salariati. Si tratta di poesie di grande valore, già riconosciute sulla scena letteraria cinese odierna. Questi nuovi poeti, nuotando controcorrente rispetto alle condizioni di radicale precarietà sociale dei salariati, e in particolare delle centinaia di milioni di operai migranti, manifestano un intenso desiderio di esistenza artistica e una notevole perizia stilistica. I loro versi, oltre al loro intrinseco valore poetico, sono una radiografia del deserto politico contemporaneo e nello stesso tempo ci permettono di allargare lo sguardo retrospettivo sul rapporto operai-comunismo. La situazione degli operai in Cina non è sempre stata quella odierna. Possiamo distinguere almeno tre epoche. Nel primo quindicennio della Repubblica Popolare, il rapporto operaio-fabbrica era stabilmente inscritto nel comunismo statale, sotto la direzione in- contestata del partito. Nel decennio successivo, quello della Rivoluzione Culturale, sotto la spinta di una estesa insofferenza degli operai rispetto al partito, furono sperimentate forme nuove di gestione della fabbrica che puntavano a valorizzare l’attività intellettuale degli operai. 

Ci furono molteplici esperimenti di limitazione del- la divisione del lavoro che rimodellavano i rapporti tra operai, tecnici e dirigenti. Furono aperti nelle fabbriche università operaie e gruppi di studio teorico d’ogni tipo, letterari, politici, filosofici, economici ecc. All’orizzonte c’era la visione di Marx che considera la differenza di principio tra uno scaricatore e un filosofo inferiore a quella tra un cane da caccia e un cane da guardia. L’obiettivo comunista della limitazione della divisione del lavoro in fabbrica richiedeva l’innalzamento intellettuale degli operai. Questi esperimenti, e dunque questi obiettivi politi-ci comunisti, furono soppressi da 小平 Deng Xiao- ping, come fonte di disordine assoluto e di anarchia. Le “riforme” hanno anzitutto ripristinato l’ordine capitalistico in fabbrica, in forme sempre più intransigenti. Il grande attivismo politico operaio dei lunghi anni Sessanta nel mondo, però, non fu affatto una serie di convulsioni insurrezionali. Esso fu animato dalla ricerca di nuove possibilità di esistenza politica degli operai, al di là del quadro del comunismo sta- tale. Gli esperimenti, nelle fabbriche cinesi di quegli anni, alteravano in modo inedito la struttura dispotica della fabbrica moderna, su cui la diagnosi di Marx resta ancora decisiva. In quei tentativi della Rivoluzione Culturale di reinventare la fabbrica socialista si aprirono spiragli di democrazia1

 Yu Jian, grande poeta contemporaneo e professore di letteratura, in un seminario tenuto assieme ai nuovi poeti operai, ha ricordato con acume il clima di una fabbrica cinese negli anni della Rivoluzione Culturale. La fabbrica che lui racconta, sulla base della sua decennale esperienza di operaio, è sicuramente sfaccettata, ma caratterizzata da almeno due aspetti originali: un significativo allentamento della rigida disciplina militaresca propria della fabbrica moderna, e parallelamente l’apertura di sorprendenti spazi di libertà per attività intellettuali di ogni genere. 

“Nella mia fabbrica c’erano personaggi del passato definiti di destra, ex attori di cinema, pittori, ballerini, proprietari vari della vecchia società, discendenti di capitalisti e intellettuali. Erano persone altamente istruite, una sorta di libri di testo viventi, e sono diventati i miei insegnanti. Ricordo bene il periodo in fabbrica, la cosa più divertente era quando si raccontava una storia, tante persone raccontavano storie e a metterle insieme sembravano romanzi in cui parlavano tutti. In quella fabbrica c’erano frequenti interruzioni di corrente, quindi avevamo tutto il tempo per raccontare storie. Ora, a pensarci bene, la fabbrica era come una segreta scuola d’arte, aveva svelato l’identità dei macchinari per la produzione del carbone e delle attrezzature, ma non l’identità delle attività artistiche clandestine. Ricordo che in fabbrica avevo tempo per scrivere poesie, cantare, suonare il flauto, c’era la pittura, la scrittura di poesie antiche, lo studio della filosofia della scienza, si ascoltava la Voce dell’America...leggevamo anche gli autori occidentali del XVIII e XIX secolo, opere circolate in privato, ho letto anche le poesie di 食指Shi Zhi2, ho letto gli opuscoli di Robespierre, e anche Herzen e Cechov.”

Yu Jian racconta con humor alcune condizioni particolari che nella sua fabbrica favorirono la sua formazione intellettuale ed artistica, come la presenza di operai colti (declassati), o anche l’interruzione dell’elettricità che lasciava tempo libero. Tuttavia, quella energia mentale rivolta alla poesia antica e moderna, al flauto, alla pittura, alla filosofia e allo scambio di romanzi europei dell’Ottocento, era il risultato “rizomatico” dell’apertura sperimentale di quegli anni, sotto l’imperativo di reinventare la fabbrica socialista attraverso una mobilitazione intellettuale di massa. 

Anche molti tra i poeti menglong胧诗 (menglong shiren)come  BeiDao, 舒婷 Shu Ting, 芒克 Mang Ke e altri, che sono stati operai in fabbrica negli anni della Rivoluzione Culturale, han- no riconosciuto quel periodo come fondamentale per la loro formazione artistica. Yu Jian dipinge con efficacia il clima di quel decennio intermedio in fabbrica, completamente diverso dall’attuale ripristino della disciplina capitalista, ma anche lontanissimo da quello degli anni Cinquanta. Di quel periodo iniziale della fabbrica socialista cine- se abbiamo testimonianze di operai poeti, che erano peraltro omogenei al discorso governativo dell’epoca. I loro versi erano intonati ad un pathos “eroico” di partecipazione all’impresa politica collettiva, ma erano altresì soffocati da una retorica encomiastica. 

Mattino in fabbrica, una poesia scritta nel 1957 da   Li Xue’ao5, è un esempio di quel clima ideologico. 

工厂的早晨

英雄的烟囱像一条桅杆

 挺立在工厂中

巍峨的厂房是巨大的船

 党委书记是我们红色的

当四野在静静地甜睡,

 笛起航 ––––– 

着千万雄心驶进更广的一天

Mattino in fabbrica 

L’eroico camino è l’albero della nave,
che si erge al centro della fabbrica,
il maestoso capannone è la gigantesca stiva,
il segretario del partito è il nostro pilota rosso. 

Quando intorno tutto è ancora immerso nel dolce sonno
noi salpiamo al fischio della sirena.
Portando milioni di ambizioni,
avanziamo dentro un giorno più vasto 

Nella poesia di 于德成 Yu DechengPrimavera nel reparto si legge un atteggiamento altrettanto entusiasta per il progetto comunista, e altrettanto falsato dall’enfasi propagandistica. Sulla scena di un’arcadica armonia, viene perfino tratteggiato uno sguardo innamorato, non si sa bene se più per la ragazza, o per la fabbrica. 

 

春在车间

 五色缤纷屑正像盛开的牡丹,

 射的冷却液像一座泉,

 一台台机床正是一棵棵深绿

 颗颗闪着金光果子挂在上
 

 一个姑娘似地转动着手柄,

 她身上只穿了一件淡绿的衣衫,

 流着汗的上,

 像含着露珠的芙蓉花瓣.........

 

 车间灯像一排排大雁,

 一股暖流扑向我胸前,

 外的雪哪怕下得再大

 车间里呀,永是春天。

Primavera nel reparto 

Gli scarti di ferro variopinti sono peonie che sbocciano 

lo spruzzo di raffreddamento zampilla da una fontana 

volante.
Le file di macchinari sono alberi verdi 

da cui pendono frutti di lampi dorati. 

Una ragazza ruota la maniglia come se volasse 

indossa solo un camice verde chiaro
il sudore le scorre sul viso
come gocce di rugiada su un fiore d’ibisco... 

Le lampade nell’officina sono file di oche selvatiche 

un getto d’aria calda ci balza sul petto.
Anche se fuori nevica forte
nel reparto è sempre primavera. 

L’immagine idilliaca della sintonia tra operaio e fabbrica nel comunismo statale venne scossa alle fondamenta dall’attivismo politico operaio degli anni Sessanta e Settanta. Fenomeno certo non limitato alla Cina. La migliore sintesi artistica della caduta dell’ “eroe del lavoro” viene dalla Polonia. Il film di Andrej Wajda L’uomo di marmo, alla vigilia della fondazione di Solidarnosc, svela l’amara finzione di quella retorica, che infine travolge le più autentiche intenzioni del protagonista. La poesia degli operai migranti cinesi contemporanei è del tutto estranea a ogni intonazione “eroica”. La condizione soggettiva della vita in fabbrica non ha nul- la dell’“armonia” dell’era socialista classica, ma non ci sono neanche tracce del disordinato sperimentalismo egualitario della Rivoluzione Culturale. Questi nuovi poeti cantano sì una loro esistenza collettiva, ma senza fare alcun riferimento ad una “classe”, tantomeno ad un progetto politico comunista.

Predomina anzi lo sconfinato sradicamento da qualsiasi appartenenza. Il loro “noi” è Un immenso numero singolare (大的 pangdade danshu)7, come dice il titolo di una poesia di 郭金牛 Guo Jinniu, che è stato scelto anche come titolo della prima raccolta inglese di questi poeti migranti. Nome collettivo, che palesa la stridente dissonanza tra un singolare desiderio di infinità e una condizione di estrema assenza di socialità. L’unico rapporto con la “patria” di queste figure condannate al perpetuo nomadismo, scrive Guo con dolente sarcasmo, è il “pagamento del permesso di soggiorno temporaneo”. 

大的

一个人穿一个省,一个省,又一个省

一个人上了一列火,一大巴,又上了一

 中巴
下一站

 

祖国,理了一张暂

祖国,接了我交的

 ....
南方有人开出租房

哎呀。那查暂

 ... 

Un immenso numero singolare 

Uno attraversa una provincia, un’altra provincia, 

un’altra provincia
prende un treno, poi un autobus e poi un altro 

autobus nero 

Prossima fermata 

 

La patria mi ha concesso un permesso di soggiorno 

temporaneo.
La patria ha accettato il mio pagamento del permesso 

di soggiorno temporaneo. 

(...) 

Qualcuno al Sud irrompe in una stanza in affitto 

Ahi! È una retata per il controllo dei permessi di soggiorno.
(...) 

Ancora più crudo il tessuto di figure che si intrecciano in Pietre sul bordo della strada dell’operaia poeta 寂之水 Ji Zhishui8. Sono operai avvitati a sistemi di macchine, ma 

al tempo stesso costretti a roteare turbinosamente alla ricerca di lavoro, in incessanti migrazioni che li lasciano come “pietre abbandonate per strada”. La loro reciproca prossimità è un gelo condiviso, “gomito a gomito”. Proprio il contrario del tepore della “primavera in fabbrica”. 

的石

阵风将我
从土地上吹了起来

落在异的机器上,流水线
被噪音。 机油、黑胶、粉、铁锈浸泡着

 被抽打。拧紧
们飞快地旋

音、喊、眼泪温度甩出去

 直到再也挤压不出一粒汗水
硬成一
弃在路
就算回到地理也种不出庄稼

不断堆在路的石
互相挨着, 着冷

Pietre sul bordo della strada 

Un vento soffiando
ci solleva via da terra
e ci fa cadere sui macchinari di un’altra città, su una

catena di montaggio.
Siamo impregnati di rumori, olio di macchina, nastri 

rossi e neri, polvere di piombo, ruggine,
siamo battuti, avvitati, allacciati
e bloccati velocemente roteiamo.
I dialetti che parliamo, il grido, il calore delle lacrime

ci sfuggono via fino a non poterci spremere 

nemmeno più una goccia di sudore.
Induriamo come pietre
abbandonate per la strada.
Anche se torniamo in campagna non possiamo coltivare 

Pietre ininterrottamente accatastate sul bordo della 

strada,
gomito a gomito, il gelo di uno incollato all’altro. 

L’eterogeneità di pensiero e di stile rispetto alla poesia operaia degli anni Cinquanta è lampante. Le tonalità di questi versi fanno piuttosto risuonare quelle dei poeti menglong, che dalla fine degli anni Settanta hanno rivitalizzato la scena letteraria cineseIn effetti questi ulti- mi hanno per primi riconosciuto il valore dei nuovi poeti migranti, anzi hanno propriamente scoperto l’esistenza di questa immensa configurazione poetica contemporanea. L’incontro tra queste due generazioni di poeti è sta- to in parte voluto, in parte casuale, ed infine necessario. 

Nel 2012 i principali poeti della generazione dei menglong hanno bandito un “premio di poesia inter- nazionale in cinese” International Chinese Poetry Prize (中国 Guoji Zhongguo shigejiang), aperto a chiunque inviando i testi a un indirizzo on line, Artsbj. com . In pochi mesi il sito è stato inondato da 800.000 poesie di migliaia di autori, che evidentemente hanno messo a dura prova la commissione. Dopo l’inevitabile rinvio della conclusione della lettura, il 10% di queste opere è stato giudicato di alta qualità, gran parte delle quali scritte da poeti migranti. 

Risultato inatteso, frutto senz’altro della sensibilità dei poeti menglong nei confronti di novità di cui avevano sentore. D’altronde la poesia dei migranti è stata sospinta dalle novità poetiche della generazione precedente. Ciò che essa ha ripreso dai menglong è la concezio- ne di uno “spazio intellettuale indipendente” della poe- sia, come diceva 杨炼 Yang Lian9, a distanza dai rituali culturali dominanti. Questi nuovi poeti condividono coi predecessori anche la messa in sospensione dell’auto- evidenza comunicativa della lingua. Cercano anzi possibilità inedite di un pensiero del reale che sgorghi, in quel- la stessa lingua, dal “brillio negli interstizi”, come aveva detto il poeta 肖开愚 Xiao Kaiyu10 negli anni Novanta. 

A marcarne la prossimità e le corrispondenze, entrambe queste generazioni di poeti si posizionano al bordo di un vuoto. I menglong cominciano a scrive- re i loro versi nella situazione di esaurimento di tutti i riferimenti culturali e politici precedenti, all’indomani della sconfitta della Rivoluzione Culturale. Per i poeti migranti la posta in gioco è come esistere nel vuoto del nome stesso di operaio. Oggi in Cina “classe operaia” è un nome estremamente oscuro. 

L’energia poetica di questi operai riesce a fare di que- sto vuoto una risorsa. Essi affermano la loro esistenza a distanza dal vuoto che li accerchia. Nelle condizioni di questa esemplare alienazione, questa poesia si fonda su uno “straniamento” che preclude l’identificazione imma- ginaria con la fabbrica, o comunque esige di tenerla sot- to controllo. Ad esempio, in Sull’acciaio di 杏黄天 Xing Huangtian11 la materialità del lavoro prende una forma ben diversa dalle “variopinte peonie che sbocciano” in Primavera nel reparto. Gli scarti dell’acciaio sono invece quelli che “si ammucchiano anneriti pieni di ruggine”. Gli incipit delle due poesie paiono fronteggiarsi da una lontananza epocale. Senza dimenticare che acciaio è stato un nome chiave della industrializzazione socialista. 

关于钢铁

 个角落里堆

 锈红、暗淡的

 以各种可能的形状

 并不知道什么

 关于钢铁。只有猜

 们说金属的光芒

 说坚硬的

 有黑暗等等

 都只是我的想象

 想象的钢铁

 们锤炼这钢铁

 在其上打孔,制造

 想要的

 有我的想象

 但多么可笑,人

 在做自己并不能到达的

 练习,梦。一如钢铁

 一开始就离我

 有自己的死亡法

Sull’acciaio 

In questo angolo si ammucchiano

 scarti anneriti sporchi di ruggine,
di ogni forma possibile.
Noi non sappiamo nulla dell’acciaio, 

facciamo solo congetture 

sulla lucentezza del metallo,
sulla sua solidità
e c’è anche l’oscurità, eccetera.
Ma tutto ciò è solo l’acciaio immaginario,
quello che noi immaginiamo.
Noi forgiamo questo acciaio
e vi facciamo dei fori,
ne facciamo il modello
di ciò che noi desideriamo,
e c’è anche la nostra immaginazione,
ma com’è ridicola.
L’animale umano in eterno
fa gli esercizi di ciò che non riesce a raggiungere: 

i sogni. Proprio come questi acciai,
lontani da noi fin dall’inizio.
Hanno la loro legge di morte. 

L’acciaio sembra una cosa auto-evidente, ma in realtà pone domande rispetto a cui si possono fare solo congetture. Ricorre in tutta la poesia un “noi”( women) inquieto di fronte ad un acciaio che appartiene al chiaro-scuro dell’inconscio. Forgiare l’acciaio comporta un desiderio, compreso il suo versante immaginario e ridicolo. La consapevolezza dell’inattingibile del “sogno” fa da memento all’esigenza di limitare l’identificazione 

immaginaria con questi acciai, a tenerli lontani da “noi”, e quindi a tenere “noi” lontani dalla “loro legge di morteQuesta legge di morte, la distruttività intrinseca del la- voro di fabbrica, viene esplorata, in chiave completamente diversa, in un’altra poesia di Xing Huangtian, Lavoro.12 Mentre Sull’acciaio era impregnata di una materialità industriale guardata alla distanza di un sogno, in Lavoro, ci sono tre figure astratte: il poeta, “le cose inaffidabili” e il “lavoro”. Si noti che il “lavoro” appare solo alla fine della poesia, come figura della distruzione radicale, quando viene meno il rapporto tra l’io poetico e le “cose inaffidabili”. 

劳动

了把那些不可靠的事物

 表达清楚,而这还
我写, 了把那些不可靠的事物

描述清楚, 这还

我做, 了把那些不可靠的事物

留住, 这还

于是我劳动了把那些

 不可靠的事物底消除

Lavoro 

Parlo per esprimere chiaramente
quelle cose inaffidabili, ma non basta. 

Scrivo, per descrivere chiaramente
quelle cose inaffidabili, ma non basta. 

Faccio, affinché si mantengano
quelle cose inaffidabili, ma non basta. 

Dunque, io lavoro per eliminare radicalmente

 quelle cose inaffidabili. 

Quali sono le “cose inaffidabili” (不可靠的事物 bukekao de shiwu) per le quali il poeta vuole parlare, scrivere e agi- re? Possiamo ipotizzare che siano gli operai stessi, ridotti a “cose”, accessori ai sistemi di macchine, la cui forza lavoro equivale a qualsiasi altra merce. Essenzialmente inesistenti. Tuttavia essi sono anche “inaffidabili”, perché contengono possibilità soggettive che eccedono la loro “reificazione”. Il poeta ha il proposito di “esprimere chiaramente”, “descrivere chiaramente”, “far sì che si man- tengano” tali soggettività “inaffidabili”, ma avverte anche che la sua poesia “non basta”. Se non riesce in questi intenti poetici, però, resta solo “il lavoro”, intrinsecamente volto all’annichilimento soggettivo. Il suo stesso lavoro da operaio è incardinato in quell’automatismo distruttivo e autodistruttivo che comanda l’inesistenza soggettiva dei salariati. I versi finali possono essere letti come un ammonimento a perseverare nella poesia, altrimenti resta solo la connivenza con l’eliminazione radicale degli “inaffidabili”. 

Questa configurazione di poeti operai migranti in Cina è talmente vasta e multiforme che ci vorrebbe una selezione ben più ampia di questa per non escludere grandi voci. Mi limito, per concludere, a In ginocchio a chiedere il salario, una poesia di  Zheng Xiaoqiong, autrice di più raccolte di versi, la quale mi pare esemplificare la ricchezza di tonalità stilistiche esplorata da molti autori.13 La sua cifra singolare è uno stile scarno, essenzialista e tagliente, che qui disegna una scena quasi teatrale o ci- nematografica. Personaggi veri, dei quali si riconoscono le espressioni dei volti, o viceversa l’inespressività, la gioia, la goffaggine, il coraggio, o la connivenza silenziosa. La scena è quella di una delle miriadi di piccole e medie proteste operaie, che si manifestano ovunque nel paese. 

跪着的薪者

如同幽灵闪过
在机台 在工
薄薄的身体 像刀片 像白
发丝 像空气 用手指切
 胶片 塑料 ...... 疲倦而麻木

幽灵一的神色       被装机台
工衣  流水线    们鲜亮的眼神

青春的年龄  们闪进由自己构成的

 幽暗的潮流中    我无法再分辨她

就像我站在他之中无法分辨 剩下皮囊

  肢体  面目模糊 张张

无辜的 被不停地   排列

构成子厂的 玩具厂的蜂窝  

笑着  站着  跑着  弯曲着    

化成一双手指  大腿

拧紧的螺 被切割的

压缩的塑料  被弯曲的铝线
失意的 得意的 
散乱的 无助的 孤独的 ......

来自村   
笨拙的 胆怯的 懦弱的......

如今 跪着 对 面是 高大明亮的玻璃 黑色制服的保安 

亮的车辆 绿色的年桔 灿灿的厂名

招牌在阳光下散着光

 跪在厂 着一

上面笨拙地写着 “给我血汗钱”

她们四个毫无惧色地跪在工厂门口

她们周围是一群观众 数天前 她们是老乡

工友 朋友 或者上下工位的同事
她们面无表情地看着四个跪下的女工
 

她们目睹四个工友被保安拖走 她们目睹

一个女工的鞋子掉了 她们目睹另一个女工

挣扎时裤子破了 她们沉默地看着

下跪的四个女工被拖到远方 她们眼神里
没有悲伤 没有喜悦 ...... 她们目无表情地走
进厂房

她们深深的不幸让我悲伤或者沮丧


In ginocchio a chiedere il salario 

Balenano come spettri, alle fermate d’autobus, 

sulle macchine da lavoro, nelle aree industriali, nei 

luridi appartamenti in affitto.
I loro corpi sottili come lame di coltelli, come carta, 

come capelli, come aria, tagliano con le dita
ferro, pellicole, plastica... Stanche, intorpidite, 

come spettri assegnati alle macchine.
Abiti da lavoro, linee di montaggio, occhi scintillanti, 

giovinezza brilla in ciò che esse stesse costituiscono.

 Nella marea scura non riesco più a distinguerle

 proprio come se, stando in mezzo a loro,

 non riuscissi a distinguere
il movimento degli altri corpi, volti sfocati, uno ad uno, 

facce innocenti che vengono incessantemente disposte 

e ridisposte.
Sono il formicaio nella fabbrica di elettronica,
il nido d’api nella fabbrica di giocattoli,
ridono, si alzano, corrono, si piegano, si arricciano, 

sono ridotte a un paio di dita e di cosce,
diventano viti da stringere, lastre di ferro da tagliare,

 plastica compressa, filo d’alluminio curvato, tessuto 

su misura.
Frustrate, orgogliose, esauste, felici,
disperse, impotenti, solitarie... così si manifestano.

 Vengono a gruppi dalla campagna, dai villaggi, dalle vallate,

sono intelligenti,
goffe, timide, codarde....
Adesso sono inginocchiate, davanti c’è la vetrata 

alta e luminosa,
le guardie in uniforme nera su splendidi veicoli arancio verde,
l’insegna dorata della fabbrica risplende al sole.
Le quattro operaie inginocchiate davanti ai cancelli 

alzano un cartello
con la scritta goffa “Dateci il denaro del sangue e del sudore”.
Le quattro, impavide in ginocchio davanti ai cancelli, 

intorno una folla che guarda. Pochi giorni fa erano compaesane
amiche, colleghe, superiori o inferiori.
Ora fissano con aria assente le quattro operaie inginocchiate,
guardano le quattro compagne di lavoro trascinate 

via dalle guardie, guardano
una operaia che perde una scarpa, guardano un’altra operaia
cui mentre lotta si strappano i pantaloni, guardano in silenzio
le quattro operaie inginocchiate che vengono trascinate via.

Nei loro occhi
né dolore, né gioia... entrano in fabbrica 

con lo sguardo vuoto.
Le loro disgrazie mi rattristano, mi deprimono. 

La condizione di quegli operai è talmente polverizzata che, anche di fronte al dolore delle quattro ami- che inginocchiate, le emozioni si congelano sui volti inespressivi di una folla inerte. La tristezza e la depressione dell’ultimo verso condividono in definitiva il senimento di insufficienza della poesia, manifestato da Xing Huangtian. La poesia persevera, ma per superare quelle disgrazie da sola non basta. La poesia opera- ia cinese contemporanea è il sintomo dell’esigenza di nuove invenzioni collettive a venire. 

Note 

1  Alessandro Russo, Cultural Revolution and Revolutionary Culture, Durham, Duke University Press, 2020. 

2  Shi Zhi, poeta considerato l’antesignano dei poeti contempo- ranei detti “oscuri” (menglong).

3  Il testo di Yu Jian nel volume a cura di   Qin Xiaoyu e  Wu Xiaobo, 我的 Wode shipianBeijingZuojia chubanshe, 2015, p. 396. 

4   menglong, generalmente tradotto “oscuro” in italiano e “misty” in inglese, denota una luce velata nell’oscurità. Due antologie dei poeti menglong, in Nuovi Poeti Cinesi, a cura di C. Pozzana e A. Russo, Torino, Einaudi,1996; Un’altra Cina. Poeti e narratori degli anni Novanta, a cura di C. Pozzana e A. Russo, numero speciale della rivista “In forma di parole”, anno XIX, n. 1, 1999. Si veda anche C. Pozzana, La poesia pensante, Macerata, Quodlibet, 2010, rist.2021. 

5  工厂的早晨 Gongchang de zaochen, in 我的 Wode shi- pian, cit., pp. 370. 

6  春在车间 Chunzai chejian, in 我的 Wode shipian, cit., p. 384. 

7.Guo Jinniu大的in 大的 Pangdade danshu. Massively Single Number, a cura di Yang Lian (trad. Brian Holton), Shearsman Books, 2015, pp. 152-153.


8.的石 Lu bian de shitou, in 我的 Wode shipian, cit., p. 332. 

9.Poesie e saggi di Yang Lian sono tradotti nelle due antologie di poesia menglong, sovra citate. Si veda anche Dove si fer- ma il mare (a cura di C. Pozzana), Milano, Scheiwiller, 2004, ristampa Venezia, Damocle, 2017. 

10.Poesie di Xiao Kaiyu in Nuovi poeti cinesi, cit. pp. 187-191 e pp. 236-241. Si veda anche Un’altra Cina, cit. pp. 74-87 

11.关于钢铁 Guanyu gangtiein 我的 Wode shipian, cit., p. 151. 

12.劳动 Laodongin 我的 Wode shipian, cit., p. 150. 跪着的薪者 Guizhede tao xin zhi, in  Zheng Xiaoqiong, 女工Nu gongji [Operaie]Guangzhou, Hua- cheng chubanshe, pp. 107-108. Su questa celebre poeta operaia si veda il bel capitolo a lei dedicato nel volume di Giuseppa Tamburello, Quando la poesia di fa operaia, Roma, Aracne, 2019, pp. 45-64. 

 

 


¬ top of page


Iniziative
26 febbraio 2026
Dossier Poesia di Gaza, ed. S. Sibilio

6 febbraio 2026
Call per numeri di riviste letterarie e convegni

1 febbraio 2026
Addio all'artista Nick Kraczyna

11 gennaio 2026
Addio a Giancarlo Cauteruccio

11 dicembre 2025
Convegno Compalit, Pisa 11-13/12/25: Filtri. La forma come mediazione e come conflitto

5 dicembre 2025
Semicerchio a "Più libri più liberi" (Roma)

3 dicembre 2025
Dialogo con Jorie Graham-Torino

12 ottobre 2025
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

9 ottobre 2025
Addio a Francesco Recami

26 settembre 2025
Semicerchio a Bright -Siena

24 settembre 2025
Addio ad Ana Siekiera

22 settembre 2025
Adesione sciopero per Gaza

21 settembre 2025
Semicerchio col CRIC a Firenze RiVista

9 settembre 2025
In memoria di Anna Maria Volpini - Firenze, 9 settembre

1 settembre 2025
Per i 90 anni di Charles Wright - di Antonella Francini

7 giugno 2025
Semicerchio per Gaza

26 marzo 2025
Semicerchio a UNISTRASI

5 marzo 2025
Il testo-natura. Presentazione di Semicerchio 70 e 71, Roma Sapienza.

22 novembre 2024
Recensibili per marzo 2025

19 settembre 2024
Il saluto del Direttore Francesco Stella

19 settembre 2024
Biblioteca Lettere Firenze: Mostra copertine Semicerchio e letture primi 70 volumi

16 settembre 2024
Guida alla mostra delle copertine, rassegna stampa web, video 25 anni

21 aprile 2024
Addio ad Anna Maria Volpini

9 dicembre 2023
Semicerchio in dibattito a "Più libri più liberi"

15 ottobre 2023
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

30 settembre 2023
Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio

11 settembre 2023
Recensibili 2023

11 settembre 2023
Presentazione di Semicerchio sulle traduzioni di Zanzotto

26 giugno 2023
Dante cinese e coreano, Dante spagnolo e francese, Dante disegnato

21 giugno 2023
Tandem. Dialoghi poetici a Bibliotecanova

6 maggio 2023
Blog sulla traduzione

9 gennaio 2023
Addio a Charles Simic

9 dicembre 2022
Semicerchio a "Più libri più liberi", Roma

15 ottobre 2022
Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi

13 maggio 2022
Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio

26 ottobre 2021
Nuovo premio ai traduttori di "Semicerchio"

16 ottobre 2021
Immaginare Dante. Università di Siena, 21 ottobre

11 ottobre 2021
La Divina Commedia nelle lingue orientali

8 ottobre 2021
Dante: riletture e traduzioni in lingua romanza. Firenze, Institut Français

21 settembre 2021
HODOEPORICA al Festival "Voci lontane Voci sorelle"

11 giugno 2021
Laboratorio Poesia in prosa

4 giugno 2021
Antologie europee di poesia giovane

28 maggio 2021
Le riviste in tempo di pandemia

28 maggio 2021
De Francesco: Laboratorio di traduzione da poesia barocca

21 maggio 2021
Jhumpa Lahiri intervistata da Antonella Francini

11 maggio 2021
Hodoeporica. Presentazione di "Semicerchio" 63 su Youtube

7 maggio 2021
Jorie Graham a dialogo con la sua traduttrice italiana

23 aprile 2021
La poesia di Franco Buffoni in spagnolo

22 marzo 2021
Scuola aperta di Semicerchio aprile-giugno 2021

19 giugno 2020
Poesia russa: incontro finale del Virtual Lab di Semicerchio

1 giugno 2020
Call for papers: Semicerchio 63 "Gli ospiti del caso"

30 aprile 2020
Laboratori digitali della Scuola Semicerchio

» Archivio
 » Presentazione
 » Programmi in corso
 » Corsi precedenti
 » Statuto associazione
 » Scrittori e poeti
 » Blog
 » Forum
 » Audio e video lezioni
 » Materiali didattici
Editore
Pacini Editore
Distributore
PDE
Semicerchio è pubblicata col patrocinio del Dipartimento di Teoria e Documentazione delle Tradizioni Culturali dell'Università di Siena viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, tel. +39-0575.926314, fax +39-0575.926312
web design: Gianni Cicali

Semicerchio, piazza Leopoldo 9, 50134 Firenze - tel./fax +39 055 495398