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«Le poesie più forti». Politica e passione nell’antologia In diesem besseren Land (1966) 

di Massimo Bonifazio

 

Brief 

[...] 

 

Lettera

[...] 

Denn noch gibt es Tage des Wartens,Tage,

Perché ancora ci sono giorni d’attesa,

Grau und septemberlich, Tage,

giorni settembrini, giorni in cui

In denen die Winzer den Weinberg bereiten 

chi coltiva la vite prepara ai vigneti

dem kommenden Frühling. 

la primavera a venire. 

In diesen Tagen, Deutschland, bist du schön. 

 In questi giorni, Germania, sei bella.

Ich sage Du zu Deinen Männern und Frauen 

Coi tuoi uomini e donne ci diamo del tu

Mit denen ich gehe im Dunst des Mittags 

con loro vado nel mezzogiorno brumoso,

Wenn die Fabriken Schichtwechsel haben. 

all’ora che le fabbriche hanno il cambio di turno. 

Sie tragen dein Antlitz, Deutschland: 

Portano il tuo viso, Germania: 

Das mit der Narbe, und das

quello con la cicatrice, e quello 

Mit den lachenden Augen der Jugend, 

con gli occhi ridenti della gioventù, 

Das mit dem Rouge auf den Lippen 

quello col rouge sulle labbra. 

Aber es gibt einen Plural für Dich.

Ma per te c’è un plurale.

Und nicht das glänzende Bankhaus verbirgt 

E non cela lo splendido istituto bancario 

Und nicht der Atem des Weihrauchs in deinen 

né il fiato d’incenso nelle tue

Wiedererstandenen Kirchen

chiese a nuova vita risorte

Den Modergeruch der verbrannten Standarten. 

l’odore di marcio degli stendardi bruciati. 

Nur von den Neißewiesen, wo 
Zwischen rußigen Essen auftaucht
Eines Kirchleins weißes Geviert, geht ruhig mein Blick
Bis zur grünumdämmerten Wartburg.  

Solo dai prati vicino alla Neiße, dove
fra ciminiere rugginose affiora il quadrato
bianco di una chiesetta, si muove sereno il mio sguardo
fino alla Wartburg assopita nel verde.  

Nichts erwart‘ ich an diesem Abend von diesem Land, 
Wo ich sitze mit Leuten, unter den Lampen, umgeben 
Von Gerüchen und Stimmen: denn 
Nichts fällt mir zu an diesem Abend und immer: 
Nicht ein Stück Hoffnung, nicht ein Vers. 

Niente questa sera mi aspetto da questo paese, 
dove siedo con altre persone, sotto i lampioni, circondato
da voci e da odori: perché
nulla mi compete né stasera né mai: 
non un verso, non un po’ di speranza.  

 

 

 

Widerspruch seh ich.

Contraddizione quello che vedo.

Zweifel spür ich.

Dubbio quello che sento.

Nur das, was hält und Bestand hat, der 

Solo quello che dura e ha consistenza,

Zusammenschluß der Gleichgesinnten, ist die Kraft, 

l’associarsi di chi ha la stessa opinione, è la forza 

Die hält und erhält:

che trattiene e conserva:

 

 

Das weiß ich, daß die Welt Wirklich ist,

questo io so, che il mondo è vero,

Daß ich begreife, nicht nur, was meine Hand begreift, 

che io comprendo più cose che la mia mano,

Daß ich denken kann über mich hinaus in Gesetzen, 

che io posso pensare in leggi al di là di me stesso 

Daß ich mich einordnen kann unter den Sternenheeren

che io posso inserirmi sotto le schiere di stelle

In die Heere der Menschen, daß ich ein mich Ändernder bin,

nelle schiere degli esseri umani, che io sono uno che cambia sé stesso, 

Ein Veränderer. 

uno che trasforma. 

In diesem besseren Land. 

In questo paese migliore. 

 

Günter Kunert 

 

 

 

Die wolken sind weiß. Weiß ist 

Le nubi sono bianche. Bianco è 

 

Die Milch im Krug, weiß wie die 

il latte nella brocca, bianco come 

Windprallen Hemden auf der Leine, weiß 

il bucato rigonfio di vento sulla corda, bianco

Wie Verbandstoff vor der Schlacht

come le bende prima della battaglia. 


 Volker Braun 

 

Selbstverpflichtung

 

Impegno in prima persona 

Ich bin für den Wasserhahn. Er tropft so fein. Ah –

Sto dalla parte del rubinetto. Perde così bene. Ah – 

Die Lampe leuchtet. Fast kann man was sehn! Und 

La lampada fa luce. Si vede quasi qualcosa! E

Die Straßenbahn fährt richtig hin und zurück!

il tram fa per bene l’andata e il ritorno!

Ich vertrete diese Art der Fortbewegung aller 

Questo mezzo di trasporto di tutti gli esseri umani 

Künftigen Meschen. Von den Häusern 

futuri io lo difendo. Dalle case 

Fallen die Kacheln selten. Ich bin noch nie so 

di rado cadono piastrelle. Nessuna degna di nota 

Getroffen worden, daß es der Red wert wär. Es lebe 

m’è mai caduta in testa. Viva

Die realistische Baukunst! Oh – 

l’architettura realista! Oh – 



3. Klavierkonzert c-Moll. Beethoven. Ich bitte Weiteres Komponieren einzustell’n. Matter Glanz Der Kohle! Sanftes Perlen des Schweißes
Unter Tage! Ich – bin aus der Ofenbranche
Wolln wir den Enkeln das Vergnügen vorweg- Nehmen der Entwicklung rentabler Reaktoren? 

il 3° concerto per piano in Re minore. Beethoven. Prego sospendere ogni altra composizione. Opaco splendore del carbone! Dolce stillare del sudore
sottoterra! Io – sono della branca dei forni vogliamo levare ai nipoti il piacere di sviluppare reattori redditizi?

Den Chemikern die Chance, fast ohne Kohle Riesige Plastikwerkstätten am Leben zu halten? Mehr Bescheidenheit! Sind wir denn jetzt allwissend?! Erprobte Technologie! Kein Nachdenken mehr In einer ganzen Fabrik seit dreißig Jahren! 

Ai chimici la chance, quasi senza carbone
di mantenere in vita enormi officine di plastica? Più modestia! Siamo forse onniscienti, adesso?! Tecnologia collaudata! Più nessuna riflessione
in tutta una fabbrica da almeno trent’anni!

 

Erfolgreiche Beibehaltung ehrwürdiger Normen! Und Edler Sport des Sandschippens: dieser traditions- Gebundenen Kunst der Weltveränderung!
Ich begeistere mich für die großen Leistungen der Vergangenen Geschlechter. Ich schwöre auf
Die Erfindungen der Steinzeit. 
Ich
Bleibe beim Leisten, ich Schuster 

Efficace mantenimento di onorevoli norme! E nobile sport dello spalare la sabbia: quest’arte tra-dizionale di cambiare il mondo!
Mi entusiasmo per i grandi risultati delle generazioni passate. Giuro sulle
invenzioni del paleolitico. Non esco dal
seminato, io contadino

Karl Mickel 

Der See 

Il lago 

See, schartige Schüssel, gefüllt mit Fischleibern

Lago, sbrindellata scodella, colma di corpi di pesci 

Du Anti-Himmel unterm Kiel, abgesplitterte Hirnschal

Tu anti-cielo sotto la chiglia, cranio scheggiato

Von Herrn Hydrocephalos, vor unsern Zeitläuften 

del signor Idrocefalo, prima delle nostre epoche 

Eingedrückt ins Erdreich, Denkmal des Aufpralls 

impresso sulla sfera terrestre, monumento all’urto 

Nach rasendem Absturz: du stößt mich im Gegensinn

di una furibonda caduta: verso l’alto mi respingi, 

Aufwärts, ab, wenn ich atemlos nieder zum Grund tauch 

in senso contrario, se sul fondo mi immergo senza fiato 

Wo alte Schuhe zuhaus sind zwischen den Weißbäuchen.

dove vecchie scarpe stanno di casa fra i ventri bianchi. 


Totes gedeiht noch! An Ufern, grindigen Wundrändern Verlängert sich’s, wächsts, der Hirnschale Haarstoppel Borstiges Baumwerk, trägfauler als der Verblichene (Ein Jahr: ein Schritt, zehn Jahr: ein Wasserabschlagen Ein Jahrhundert: ein Satz). Das soll ich ausforschen? Und die Amphibien. Was sie reinlich einst abschleckten Koten sie tropfenweis voll, unersättlicher Kreislauf Leichen und Laich. 

Ciò che è morto non cessa di crescere! Bordi tignosi di ferita le rive, vi cresce, vi si prolunga, la peluria del cranio,irsuta boscaglia, più fiacca e arcipigra del defunto (in un anno: un passo, in dieci anni: un po’ d’acqua da fare, in un secolo: una frase). Questa roba qui dovrei indagare? E gli anfibi. Quel che si pappano puliti puliti lo evacuano a gocce, a mucchi, insaziabile circolo di cadaveri e uova. 

Also bleibt einzig

All’uso di Tamerlano non resta allora

das Leersaufen 

che svuotarlo bevendo, lui che si sborniava con coppe 

Übrig, in Tamerlans Spur, der soff sich aus Fein- dschädel- 

fatte coi crani dei nemici (“L’accoppato non può più pensare”,

Pokalen eins an (“Nicht länger denkt der Erschlagene” Sagt das Gefäß, “nicht denke an ihn!” sagt der Inhalt). 

dice il recipiente, “a lui non pensarci!”, dice il contenuto). 

So faß ich die Bäume (“hoffentlich halten die Wurzeln!”) 

Così afferro gli alberi (“speriamo che le radici reg- gano!”) 

Und reiße die Mulde empor, schräg in die Wolkenwand

e sollevo la conca, obliquamente trascino nella parete 

Zerr ich den See, ich saufe, die Lippen zerspringen Ich saufe, ich saufe, ich sauf – wohin mit den Abwässern! 

di nubi il lago, bevo, le labbra si spaccano,
bevo, bevo, be’ – e dove scaricare poi l’acqua! 

See, schartige Schüssel, gefüllt mit Fischleibern:

Lago, sbrindellata scodella, colma di corpi di pesci: 

Durch mich durch jetzt Fluß inmitten eurer Behau- sungen! 

per mio tramite adesso fiume fra le vostre dimore! 

Ich lieg und verdaue den Fisch – – – – – – – – – – 

Il pesce lo digerisco disteso – – – – – – – – – – 



  Zwei Lyriker, die sich auch als Kritiker betätigen, ha- ben sich zusammengefunden, um die vorliegende Ge- dichtsammlung nach längeren Beratungen zur Diskus- sion zu stellen. Ihr Ziel war es, die stärksten Gedichte aufzufinden, die seit 1945 auf dem jetzigen Territorium der DDR entstanden sind.1 

 

Così Adolf Endler e Karl Mickel aprono la Premessa all’antologia In questo paese migliore. Poesie della Re- pubblica Democratica Tedesca dal 1945, da loro curata nel 1966, individuando in poche righe il loro obiettivo principale: stabilire – in una prospettiva il più possibile dialettica – un canone per la poesia della nemmeno ventenne DDR. Lo fanno da nuovi entranti, tentando di cambiare le regole del gioco nella piuttosto asfittica atmosfera del socialismo reale. Nel contesto degli anni Sessanta, “Diskussion” è un termine delicato, dati gli esigui margini di manovra concessi dalle direttive del Politbüro della SED, il partito unico che regge il paese. In campo artistico, questo è completamente orientato verso la monosemia del realismo socialista, ossia la pretesa «di stabilire programmaticamente cosa un’o- pera d’arte deve esprimere, e come essa deve essere recepita dal suo pubblico»2, ai fini della trasformazione della società in senso marxista-leninista. Agli scrittori viene chiesto di mettersi al servizio della società, ade- guandosi ai ritmi industriali dello sviluppo tecnico ed economico e del progresso sociale. È l’obiettivo del cosiddetto Bitterfelder Weg del 1959, che spinge gli intellettuali a entrare nei luoghi produttivi per supera- re la divisione fra lavoro fisico e lavoro intellettuale; e allo stesso tempo invita gli operai a rappresentare la propria condizione attraverso la produzione lettera- ria; «Greif zur Feder, Kumpel! Die sozialistische Natio- nalkultur braucht dich!» («Afferra la penna, compagno! La cultura nazionale socialista ha bisogno di te!”) ne è l’icastico motto3. Con la costruzione del Muro di Ber- lino, nel 1961, gli intellettuali vengono ulteriormente spinti verso il ruolo di funzionari al servizio della stabi- lizzazione interna; chi si sottrae a questo compito vie- ne sospettato di “orientamenti anarco-individualisti”, di bohème romantica, e di vivere alle spalle della società che lo nutre4. 

Nei primi anni Sessanta, però, il genere lirico si sco- pre improvvisamente in grado di far traballare questo discorso, suscitando «accesi dibattiti pubblici (e non)»5 con la sua consustanziale e irrinunciabile polisemia. La prima occasione è data da una serata dedicata alla let- tura pubblica di testi poetici inediti, il Lyrikabend dell’11 dicembre 1962, organizzata da Stephan Hermlin, co- munista della prima ora e scrittore dotato di un grande capitale simbolico all’interno della DDR. Questi sele- ziona una novantina di poesie, scelte fra le 1250 arriva- tegli dopo un suo annuncio sul settimanale «Sonntag», e le legge pubblicamente in una Akademie der Künste stracolma6. È un’azione quasi piratesca: la serata si svolge in un inconsueto clima di libertà e apertura, e ha come conseguenza letture simili in altri luoghi, nei mesi successivi. Vi partecipano autori all’epoca più o meno noti al pubblico, come Wolf Biermann e Kurt Bartsch, e un nutrito gruppo di giovani autori che più avanti sarà noto con il nome di “Sächsische Dichterschule”, Scuola poetica sassone, per la provenienza di molti dei suoi membri. Ne fanno parte Rainer e Sarah Kirsch, Bernd Jentzsch, Volker Braun, Heinz Czechowski e Karl Mickel, tutti all’incirca trentenni; sia singolarmen- te che come gruppo – caratterizzato fra l’altro da una inedita attitudine al lavoro artistico collettivo7 –, si costituiranno come saldi punti di riferimento all’interno del campo letterario tedesco-orientale8. Si può dire che la scelta di Hermlin avvenga a partire dai parametri squisitamente artistici del modernismo europeo, pres- soché sconosciuto tanto sotto Hitler quanto ai tempi della DDR, dove viene rifiutato perché troppo poco en- gagée. L’intento di Hermlin è di evitare lo scadimento dei versi a slogan e la miscela incongrua di poesia e ideologia, da lui individuata già negli Quaranta in figure come quella di Johannes R. Becher, poeta tanto vicino al regime – Walter Ulbricht lo definisce «il più grande poeta dei nostri tempi»9 – da diventare addirittura mi- nistro della cultura, con una produzione lirica spesso un po’ piattamente encomiastica, anche se con punte di rilievo, fra le quali metterei le parole dell’inno ufficiale della DDR, Auferstanden aus Ruinen (Risorti dalle ro- vine, 1949), musicato da Hanns Eisler. Hermlin critica in Becher e nei suoi omologhi un certo classicismo da epigoni, concentrato su contenuti per lo più ideologici, tenuti insieme da un linguaggio convenzionale10. 

Nel 1966 Mickel ed Endler pubblicano la loro anto- logia, che si colloca in un orizzonte anche politico. In questo paese migliore. Poesie della Repubblica De- mocratica Tedesca dal 1945: il titolo disegna già uno spazio preciso che, anziché eludere il doloroso tema della divisione della Germania, ne fa un saldo punto di partenza. Al di là della retorica dei «vincitori della sto- ria», gli intellettuali tedesco-orientali hanno sentito fino a quel momento una sorta di complesso di inferiorità culturale nei confronti dell’Ovest; la produzione poeti- ca del ventennio precedente viene invece qui consi- derata in grado di delineare una nuova, solida identità, sulla strada per far diventare la DDR una «gebildete Nation»11, una «nazione acculturata». In questo modo la lirica acquista scientemente il ruolo, piuttosto ine- dito, di «genere operativo»12, utile anche a mantenere in movimento il mondo letterario orientale, quasi pa- ralizzato dal Kahlschlag-Plenum del 1965, il congres- so della SED che fa da culmine alla campagna contro tutte le «tentazioni occidentali e moderniste»13, durante il quale vari scrittori vengono pubblicamente accusati di scetticismo, nichilismo, anarchismo, liberalismo e pornografia. 

La Premessa all’antologia, cui si accennava all’ini- zio, è funzionale a questa manovra14. Mickel ed Endler affermano di aver voluto raccogliere le poesie «più riuscite» e «più forti» della produzione DDR, tramite un processo dialettico che ha messo insieme le loro – a tratti anche assai differenti – posizioni artistiche e politiche. La loro scelta cade su 2 autrici (Inge Müller e Sarah Kirsch) e 34 autori. Fra questi ci sono nomi ‘obbligati’, centrali nel canone ufficiale socialista, come appunto Becher, Bertolt Brecht, Luis Fürnberg, Georg Maurer, Stephan Hermlin15; molto interessante il caso di Brecht, del quale vengono presentati testi non scontati, più o meno velatamente critici verso la realtà del- la Germania socialista, come Der Radwechsel, Böser MorgenGewohnheiten, noch immer Kinderhymne16. Ci sono diverse poesie di due grandi defilati come Jo- hannes Bobrowski e Peter Huchel; vi sono poi Heiner Müller, Hanns Cibulka, Franz Fühmann, Günter Kunert, Volker Braun; e il gruppo di giovani del Lyrikabend, con lo stesso Endler. 

 

I due curatori sono uniti dall’idea che la loro raccol- ta, nella sua rappresentatività, sia in grado di «stabilire delle norme» e di fornire legittimazione al mondo cultu- rale DDR in quanto spazio autonomo. 

Nello stesso tempo viene esplicitata la volontà di «ri- svegliare nuove domande» e la speranza di suscitare «accese discussioni» in merito alla poesia, che sap- piano andare al di là delle mere questioni di gusto. Gli editori affermano di aver suddiviso le circa 160 poesie in sezioni – PresentazioneViaggiTreno del mattinoIncendi Coscienza – solo dopo averle scelte una per una, sulla base dei complessi tematici che emer- gevano dal confronto fra di esse. Non un manuale di poesia DDR, dunque: «aber es lassen sich natürlich Rückschlüsse ziehen auf einige ästhetische Beson- derheiten der hierzulande gepflegten Dichtkunst»17. Da un lato, appunto, viene rimarcata l’originalità, l’auto- nomia e il prestigio della lirica DDR; dall’altro – proprio all’interno di questa stessa originalità – si mettono in evidenza le differenze politiche con l’altra Germania. Il titolo «In questo paese migliore» costituisce già di per sé una presa di posizione, meno aggressiva e trionfa- lista di quanto possa sembrare a un primo sguardo: nella poesia Brief di Heinz Czechowski da cui il titolo è tratto18 (della quale si ha un saggio in apertura) si coglie infatti il desiderio dell’io lirico di distinguersi dall’Ovest con le sue banche, le sue ipocrisie e «l’odore di mar- cio degli stendardi bruciati», evidente richiamo a una denazificazione mai del tutto avvenuta; ma allo stesso tempo esso si confronta con il proprio presente, senza scansarne le contraddizioni e i dubbi, e con pacata decisione punta al collettivo, alla solidarietà fra coloro che vogliono «cambiare sé stessi», e insieme il mondo. 

Molto interessante, nella Premessa, è la excusa- tio che riguarda la difficoltà di lettura di alcune poesie dell’antologia. Anticipando le prevedibili critiche da parte dell’establishment letterario DDR, che alle poesie chiede un tono popolare piattamente comprensibile, i curatori invitano chi legge a non lasciarsi spaventare, tentando piuttosto un approccio personale di elaborazione, che sappia mettere insieme, per via associativa, la realtà storica materiale e quella artistica. È un evi- dente invito all’allargamento degli orizzonti, una dichia- razione di fiducia nel pubblico, e insieme nelle capacità dell’arte. 

Un modo per mitigare queste difficoltà di compren- sione viene individuato nel giustapporre alcune poesie, funzionale all’intento esplicito di metterle in dialogo, magari anche «fertilmente polemico». Piuttosto signi- ficativo è ad esempio il caso di Das weiße Wunder (Il miracolo bianco) del già citato Johannes R. Becher e Die Wolken sind Weiß. Weiß ist (Le nubi sono bianche. Bianco è) di Günter Kunert19. Da una parte una lunga, enfatica e in qualche modo ingenua celebrazione del- la bellezza del bianco nel mondo umano e naturale, declinata da Becher con largo uso di artifici retorici, fra i quali la rima e la metrica; dall’altra le laconiche constatazioni della poesia di Kunert, che mette in cor- to circuito la promessa di pace del bianco che emana da alcuni elementi quotidiani – le nubi, il latte, il bucato – e la brutalità della battaglia imminente, ipostasi della violenza per lui intimamente connessa con la natura umana. 

Anche quest’ultimo aspetto emerge con forza dal- la scelta delle poesie. Kunert è in buona compagnia; come lui anche Hermlin, Erich Arendt e Peter Huchel – ad esempio con la splendida An taube Ohren der Geschlechter20, per la prima volta accessibile al pubbli- co DDR – si fanno portavoce di una concezione pes- simista della storia, che non indulge a facili trionfalismi e guarda dritto alle vicine tragedie del nazismo, della guerra e della Shoah. 

Direttamente collegato all’antologia è il cosiddetto Forum-Lyrikdebatte, tuttora la «più importante polemi- ca estetica e sociale che sia stata condotta nell’ambito della lirica della DDR»21. Nello stesso 1966, la rivista «Forum», organo della Freie Deutsche Jugend, l’orga- nizzazione che inquadrava i giovani della DDR, propo- ne ad alcuni poeti – Czechowski, Mickel, Endler, Cibul- ka e Kunert; in seguito Volker Braun, Sarah Kirsch e altri – un questionario legato ai temi di una conferenza della SED in merito alle “influenze reciproche fra rivo- luzione tecnica e rivoluzione culturale”22, ispirandosi esplicitamente a In diesem besseren Land. Ne nasce un dibattito serrato, che mette in luce molte delle aspi- razioni che abbiamo fin qui delineato: gli autori (in particolare il gruppo della Scuola Sassone) non intendono infatti rinunciare a prendere la parola all’interno di un processo di trasformazione della società in senso so- cialista, rifiutando però le pastoie e le rigidità ideologi- che correnti. Significativa, in questo senso, è l’ironica poesia Selbstverpflichtung23 (Impegno in prima perso- na) di Volker Braun, pendant alla più famosa Anspruch (Istanza), che si apre con un verso diventato presto famoso, «Kommt uns nicht mit fertigem. Wir brauchen Halbfabrikate», ossia «Non veniteci con le cose pronte. Abbiamo bisogno di semilavorati», un inno all’esperi- mento contro la “rigida routine” e contro le “ricette” che spengono i desideri24. 

 

Fra le varie tematiche discusse non solo sulle pagine di «Forum», ma anche di altre riviste, come «Wo- chenpost», «Neue Deutsche Literatur» e «Sonntag», si distingue l’attenzione rivolta alla poesia Der See25 (Il lago) di Karl Mickel, oggetto di molteplici interpretazio- ni sia positive che negative26. La poesia è un eviden- te controcanto satirico alla monosemia che rimanda, anche a livello formale, alla frammentarietà dell’espe- rienza e della lingua, non riconducibile ad armonie di sorta – nemmeno a quelle promesse dall’ideologia. Vi sono in questo senso segnali di impazienza per l’«arcipigrizia» del sistema, chiara allusione a ciò che Braun quasi vent’anni dopo avrebbe chiamato «das gebremste Leben»27, la «vita frenata» del socialismo reale. 

L’io del testo esplora un curioso lago-cranio, inquinato e respingente, per poi farlo proprio con un gesto pantagruelico, da Baal brechtiano: bevendoselo e poi evacuando l’acqua per le vie consuete, in un disturbante movimento scatologico, per il quale quel fiume è la stessa poesia che stiamo leggendo; vale a dire ciò che resta dopo aver digerito il mondo. L’accumulo delle immagini spiazza il lettore, lo costringe a riflettere sul legame fra il corpo e la Storia, sulla ripetizione co- atta dei gesti (Tamerlano e la sua violenza), sulla natura – «insaziabile circolo / di cadaveri e uova» – che l’es- sere umano trasforma con la sua azione, venendo a sua volta trasformato, in un richiamo tanto eccentrico quanto produttivo alla riflessione marxiana28. 

Il dibattito cessa poi – «in maniera piuttosto apodittica»29, secondo le parole di Heinz Czechowski – con un intervento di Hans Koch, critico iperallineato alle posizioni del regime, che considera la poesia di Mickel un affronto alla visione socialista del mondo. Ma la tensione verso l’utopia non cessa di parlare da queste liriche. 

Note 

1.In diesem besseren Land. Gedichte der Deutschen Demokra- tischen Republik seit 1945, ausgewählt, zusammengestellt und mit einem Vorwort versehen von Adolf Endler und Karl Mickel, Halle, Mitteldeutscher Verlag 1966, pp. 5-9, qui p. 5 («Due poeti, attivi anche come critici, hanno lavorato insieme per portare, dopo lunghi dibattiti, questa raccolta di poesie alla discussione. Il loro scopo era individuare le poesie più forti nate dal 1945 a oggi nell’attuale territorio della DDR»). Le poesie in apertura sono alle pagine 283-6, 330, 151 e 143. Dove non diversamente specificato, le traduzioni sono a cura di chi scrive. 

2  Peter von Zima, Der Mythos der Monosemie. Parteilichkeit und künstlerischer Standpunkt, in Hans-Jürgen Schmitt, Einführung in Theorie, Geschichte und Funktion der DDR- Literatur, Stuttgart, Metzler 1975, pp. 77-108, qui p. 89. 

3  Cit. in Fabrizio Cambi, 1945-1968: Il contributo della lettera- tura al progetto socialista, in L’invenzione del futuro. Breve storia letteraria della DDR, a cura di Michele Sisto, Milano, Scheiwiller 2009, pp. 25-125, qui p. 41. 

4  Gerrit-Jan Berendse, Spiele der Revolte: Karl Mickel und die konspirative Poetik der sächsischen Dichterschule, in «Neo- philologus» 91 (2007), pp. 281-298, qui p. 283. 

5  Wolfgang Emmerich, Kleine Literaturgeschichte der DDR, erweiterte Neuausgabe, Leipzig, Kiepenheuer 1996, p. 224. 

6  Un elenco in Alan G. Ng, The Lyrikabend of 11 december 1962. GDR Poetry’s “Geburtstunde” as Historiographic Ar- tifact, Dissertation, University of Wisconsin-Madison, 2002, pp. 185-91. 

7  Cfr. Emmerich, Kleine Literaturgeschichte der DDR, cit., p. 225. 

8  Cfr. Gerrit-Jan Berendse, Sächsische Dichterschule, in Metzler Lexikon der DDR-Literatur. Autoren, Institutionen, Debatten, hrsg. von Michael Opitz und Michael Hofmann, Stuttgart, Weimar, Metzler 2009, pp. 287-289. 

9  Walter Ulbricht, Dem Dichter des neuen Deutschlands, Berlin 1959, p. 5, cit. in Dieter Schlenstedt, Doktrin und Dichtung in Widerstreit. Expressionismus im Literaturkanon der DDR, in Birgit Dahlke, Martina Langermann, Thomas Taterka (Hrsg.), LiteraturGesellschaft DDR. Kanonkämpfe und ihre Geschichte(n), Stuttgart, Metzler 2000, pp. 33-103, qui p. 76 

10  Cfr. Ursula Heukenkamp, Staat und Lyrik. Die DDR-Lyrikde- batten der 1960er Jahre, in «Text+Kritik» 173 (2007) (Be- nutzte Lyrik), pp. 81-90, p. 82. 

11  In diesem besseren Land, cit., p. 7. Le citazioni senza riman- do di nota che seguono sono tratte da qui. 

12 Birgit Dahlke, Forum-Lyrikdebatte 1966, in Metzler Lexikon der DDR-Literatur, cit., pp. 96-7, qui p. 96. 

13 Emmerich, Kleine Literaturgeschichte der DDR, cit., p. 181. 14 Le citazioni senza rimando di nota che seguono sono tratte dalla Vorbemerkung del volume, che occupa le pagine 5-9. 15 Su pressione della Hauptverwaltung Verlage und Buchwe- sen, l’Amministrazione centrale per l’editoria della DDR, viene imposta la presenza di poesie di Erich Weinert. Cfr. Kristin Schulz, In diesem besseren Land. Gedichte der Deutschen Demokratischen Republik seit 1945, in Metzler Lexikon der DDR-Literatur, cit., pp. 134-5.

16 In diesem besseren Land, cit., pp. 94, 134, 173 e 292; trad. it. di Paola Barbon, in Bertolt Brecht, Poesie II (1934-1956), a cura di Luigi Forte, Torino, Einaudi 2005: Il cambio della ruota, p. 631; Abitudini, sempre quelle, p. 619; Brutta mattinata, p. 635; Inno dei bambini, p. 611. Per la carica polemica verso la DDR dei primi tre testi cfr. p.e. Giuseppe Dolei, Brecht liri- co dell’esilio, «Belfagor», LXIII (2008), pp. 373-404; il quarto viene concepito da Brecht come inno nazionale alternativo al citato "Auferstanden aus Ruinen" di Becher. 

17 «Ma si possono ovviamente trarre delle deduzioni circa al- cune particolarità estetiche dell’arte poetica in uso in questo paese». 

18 In diesem besseren Land, cit., pp. 283-6.
19 Ivi, pp. 328-9 e p. 330. La poesia di Kunert è riportata anche all’inizio di questo articolo.
20 Ivi, p. 264; trad. it. di Ruth Leiser e Franco Fortini, in Peter 

Huchel, Strade strade, Milano, Mondadori 1970, pp. 160-3. 21 Harald Hartung, Die ästherische und soziale Kritik der Lyrik, in Hansers Sozialgeschichte der deutschen Literatur. Band 11: Die Literatur der DDR, hrsg. von Hans-Jürgen Schmitt, Hanser, DTV, München 1983, pp. 261-303, qui p. 279.
22 Berendse, Spiele der Revolte, cit., p. 284.
23 In diesem besseren Land, cit., p. 151.
24 Volker Braun, La sponda occidentale, a cura di Anna Chiarloni e Giorgio Luzzi, Roma, Donzelli 2009, pp. 62-3.
25 In diesem besseren Land, cit., p. 143.
26 Cfr. p.e. Hartung, cit., pp. 280-3; Berendse, Spiele der Re-volte, cit., pp. 290-2; Gerrit-Jan Berendse, Echoes of surrea- lism. Challenging Socialist Realism in East German Literature, 1945–1990, New-York, Berghahn 2021, pp. 76-77. 

27 Cfr. Volker Braun, Langsamer knirschender Morgen, Halle, Mitteldeutscher Verlag 1987, p. 42-3. 

28 Cfr. Hartung, cit., p. 281-2. 29 Cit. ivi, p. 280. 

 

 


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Iniziative
26 febbraio 2026
Dossier Poesia di Gaza, ed. S. Sibilio

6 febbraio 2026
Call per numeri di riviste letterarie e convegni

1 febbraio 2026
Addio all'artista Nick Kraczyna

11 gennaio 2026
Addio a Giancarlo Cauteruccio

11 dicembre 2025
Convegno Compalit, Pisa 11-13/12/25: Filtri. La forma come mediazione e come conflitto

5 dicembre 2025
Semicerchio a "Più libri più liberi" (Roma)

3 dicembre 2025
Dialogo con Jorie Graham-Torino

12 ottobre 2025
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

9 ottobre 2025
Addio a Francesco Recami

26 settembre 2025
Semicerchio a Bright -Siena

24 settembre 2025
Addio ad Ana Siekiera

22 settembre 2025
Adesione sciopero per Gaza

21 settembre 2025
Semicerchio col CRIC a Firenze RiVista

9 settembre 2025
In memoria di Anna Maria Volpini - Firenze, 9 settembre

1 settembre 2025
Per i 90 anni di Charles Wright - di Antonella Francini

7 giugno 2025
Semicerchio per Gaza

26 marzo 2025
Semicerchio a UNISTRASI

5 marzo 2025
Il testo-natura. Presentazione di Semicerchio 70 e 71, Roma Sapienza.

22 novembre 2024
Recensibili per marzo 2025

19 settembre 2024
Il saluto del Direttore Francesco Stella

19 settembre 2024
Biblioteca Lettere Firenze: Mostra copertine Semicerchio e letture primi 70 volumi

16 settembre 2024
Guida alla mostra delle copertine, rassegna stampa web, video 25 anni

21 aprile 2024
Addio ad Anna Maria Volpini

9 dicembre 2023
Semicerchio in dibattito a "Più libri più liberi"

15 ottobre 2023
Semicerchio al Salon de la Revue di Parigi

30 settembre 2023
Il saggio sulla Compagnia delle Poete presentato a Viareggio

11 settembre 2023
Recensibili 2023

11 settembre 2023
Presentazione di Semicerchio sulle traduzioni di Zanzotto

26 giugno 2023
Dante cinese e coreano, Dante spagnolo e francese, Dante disegnato

21 giugno 2023
Tandem. Dialoghi poetici a Bibliotecanova

6 maggio 2023
Blog sulla traduzione

9 gennaio 2023
Addio a Charles Simic

9 dicembre 2022
Semicerchio a "Più libri più liberi", Roma

15 ottobre 2022
Hodoeporica al Salon de la Revue di Parigi

13 maggio 2022
Carteggio Ripellino-Holan su Semicerchio. Roma 13 maggio

26 ottobre 2021
Nuovo premio ai traduttori di "Semicerchio"

16 ottobre 2021
Immaginare Dante. Università di Siena, 21 ottobre

11 ottobre 2021
La Divina Commedia nelle lingue orientali

8 ottobre 2021
Dante: riletture e traduzioni in lingua romanza. Firenze, Institut Français

21 settembre 2021
HODOEPORICA al Festival "Voci lontane Voci sorelle"

11 giugno 2021
Laboratorio Poesia in prosa

4 giugno 2021
Antologie europee di poesia giovane

28 maggio 2021
Le riviste in tempo di pandemia

28 maggio 2021
De Francesco: Laboratorio di traduzione da poesia barocca

21 maggio 2021
Jhumpa Lahiri intervistata da Antonella Francini

11 maggio 2021
Hodoeporica. Presentazione di "Semicerchio" 63 su Youtube

7 maggio 2021
Jorie Graham a dialogo con la sua traduttrice italiana

23 aprile 2021
La poesia di Franco Buffoni in spagnolo

22 marzo 2021
Scuola aperta di Semicerchio aprile-giugno 2021

19 giugno 2020
Poesia russa: incontro finale del Virtual Lab di Semicerchio

1 giugno 2020
Call for papers: Semicerchio 63 "Gli ospiti del caso"

30 aprile 2020
Laboratori digitali della Scuola Semicerchio

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