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In Zanzotto e le lingue altre, Semicerchio LXVIII,pp. 119-120.

 

 

ANNALISA COSENTINO,

 

Storie di Praga. Un percorso

nella cultura ceca, Hoepli,

Milano, 2021, pp. 213, euro

19,90.

 

Racchiudere i fatti più salienti di una civiltà intera in duecento pagine, programmaticamente centrando il proprio repertorio su Praga, cuore dell’Europa, città-scrigno di innumerevoli leggende e crocevia di stirpi umane e flussi culturali eterogenei, non senza accennare al mito della “Boemia sul mare” fissato da Shakespeare nella sua Winter’s Tale e capace di riecheggiare ancora, a Novecento inoltrato, nei versi di Ingeborg Bachmann: questo il traguardo davvero ambizioso perseguito da Annalisa Cosentino, lodevolmente raggiunto con un’opera che si inscrive a buon diritto nel solco tracciato mezzo secolo fa da Angelo Maria Ripellino con la sua indimenticabile Praga magica ma è mossa dalla necessità impellente di aggiornare gli approcci storiografici e critici e di uscire dagli schematismi del passato.

Bipartito in due macrosezioni cronologiche (I secoli passati e Il Novecento), il volume ci accompagna lungo tutte le innumerevoli stagioni letterarie toccate, dai medievali albori fino alla fine del XX secolo, mostrandoci come le associazioni di pensiero tra i fenomeni culturali possano travalicare i secoli e le filiazioni abbracciare le ere e le etnie, annullando, come succede nel primo Novecento, anche le distanze tra le varie arti.

I fatti storici e culturali ci vengono narrati per filo e per segno anche attraverso gli stralci letterari, trattatistici o memorialistici che ne distillano l’essenza: la voce di chi scrive lascia il passo a quella di chi c’era, lungo ampi inserti – differenziati quanto a carattere tipografico – in cui il lettore si inoltra come in una galleria caleidoscopica di figure narranti. I frammenti sono i più diversi, ma tutti trascelti per la loro capacità di restituire il sapore del tempo: brani del carteggio di Santa Chiara con Agnese di Boemia rivivono in tutta la loro intensità allorché la santa di Assisi rende omaggio alla scelta monastica (nonostante il lignaggio insigne) della figlia del re di Boemia Otakar I; Jan Hus in persona, in catene, ci parla mentre attende l’esito della sua sorte di eretico (era stato condannato al rogo dal Concilio di Costanza nel 1415). I ritratti dei protagonisti pervengono fino a noi anche attraverso sguardi altrui più o meno prossimi: a Franz Kafka ci accostiamo attraverso lo straordinario necrologio di Milena Jesenská, mentre la dipartita di Rodolfo II, nel 1611 – in una Praga popolata di scienziati e umanisti, oltre che di astrologi – ci viene raccontata attraverso una pagina di romanzo datata 1916: La morte del leone, scritto in tedesco da Auguste Hauschner.

Se il testo autoriale trascorre senza soluzione di continuità nel testo narrato o nei versi, le numerosissime immagini soddisfano la fame di dettagli visivi, riempiendo i vuoti di immaginazione, soccorrendo le carenze del lettore non familiare con quanto viene offerto alla comprensione. Il volume prende così le fattezze di una storia della letteratura che si legge come un’antologia, e mette in scena la vita di un popolo permettendoci di sfogliarla come se fosse il catalogo di una mostra.

Dietro l’erudizione – il candore, la propensione a lasciarsi incantare dalle storie più struggenti, il debole per la fiaba e per i tragitti esistenziali più sorprendenti. Con una sotterranea attenzione per le convergenze tra mondo italiano e civiltà ceca e un interesse costante, tutt’altro che forzoso, nei confronti del punto di vista femminile, che porta l’autrice a muoversi dagli epistolari redatti dalle nobildonne durante la Guerra dei Trent’Anni alle parodie moderniste di Luisa Ziková o alle cronache familiari di Helen Epstein, passando per il dovuto tributo all’opera ottocentesca di Božena Němcová.

Nella seconda parte, gravida delle aberrazioni naziste prima e delle oppressioni comuniste poi (nei quattro decenni che vanno dal 1948 al 1989), svettano su tutte le altre alcune presenze chiave: quella di Tomáš Masaryk, di cui si ricostruisce l’intero percorso intellettuale e politico; la personalità di Jaroslav Hašek, con le vicende legate al suo celebre Le avventure del bravo soldato Švejk; la figura del poeta premio Nobel Jaroslav Seifert e quella eclettica di Bohumil Hrabal; l’incredibile traiettoria di Váslav Havel, “drammaturgo di fama internazionale, quindi intellettuale dissidente e infine presidente della Repubblica”.

Con uno sguardo affollato di presenze ed eventi, ma sgombro di pregiudizi, Cosentino ci offre una storia letteraria che è anche, indirettamente, un bilancio dell’opera di traduzione da lei svolta personalmente o promossa, con ampiezza di vedute e generosità, nel corso di più di tre decenni. Oltre ai molteplici testi già pubblicati, siamo di fronte a una messe di trasposizioni prodotte ad hoc per il libro, riunite accorpando con gusto e sapienza brani della provenienza più varia: dai reportage giornalistici alle memorie, dai lacerti poetici alle graffianti dichiarazioni delle avanguardie novecentesche.

Ne risulta una visione nitida in ogni suo angolo, illuminata da un amore per il proprio oggetto di studio che si legge in filigrana anche nel resoconto dei passaggi più densi di asperità. In cui la portata dei fatti narrati non impedisce di schivare la retorica, e il tono elude al tempo stesso ogni paludosità accademica, nell’urgenza di avvicinare quanti più lettori possibile alla composita, plurima ricchezza del patrimonio culturale preso in esame.

(Paola Ferretti)

(Università di Padova)


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