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The Letters of Robert Lowell, a cura di Saskia Hamilton, New York, Farrar, Straus and Giroux, 2005, pp. 852, $40.

Due anni dopo la pubblicazione delle Collected Poems di Robert Lowell, escono le lettere del poeta di Boston a completare un’ importante operazione editoriale intorno ad una figura centrale della poesia del Novecento. Il volume è organizzato in otto sezioni che raccolgono in ordine cronologico la corrispondenza del poeta dal 1936, quando era ancora studente a Harvard e al Kenyon College, al 1977, l’anno della sua morte. La prima lettera è indirizzata a Pound: «Gentile Sig. Pound, [...] probabilmente penserà che sono molto impudente e presuntuoso, ma voglio venire in Italia e lavorare sotto la sua guida e dar forma al mio modo di vedere la realtà [...]. Ho 19 anni, sono una matricola a Harvard, in qualche modo imparentato, non so come, con Amy Lowell...». Qui, come nelle oltre 700 lettere che seguono, siamo davanti, scrive il curatore, alla vita di Lowell come la viveva, con autenticità e fino in fondo. La prosa scorre veloce, passa da un tono all’altro – affettuoso, divertito, partecipe, sempre originale, anche nelle espressioni più quotidiane o più sofferte. Fra i suoi corrispondenti troviamo gli amici poeti e narratori, (da T.S. Eliot, W.C. Williams, Peter Taylor e Flan nery O’Connor a John Berryman e Ran dall Jarrell), i familiari, e moltissime altre personalità dei decenni lowelliani. Un cospicuo nucleo di lettere è indirizzato alla seconda moglie, la scrittrice Elizabeth Hardwick; un altro alla poetessa Elizabeth Bishop, sua interlocutrice per oltre trent’anni. Queste lettere, oltre a raccon tare storie e episodi che rimandano ai suoi versi, tentano, come scrive il curatore, «di comporre i suoi umori e i suoi desideri [...] hanno l’immediatezza del primo ritmo e del primo pensiero venutogli in mente ciò che, nelle revisioni, toglieva alla poesia». Proprio come scrive alla Bishop nel 1972: «Ti scrivo subito ...senza pensarci, in modo estemporaneo, prime impressioni alla rinfusa – della mia gratitudine. Delle cose più piccole».
A.F.
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